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L'arte e i monumenti

ARTE e MONUMENTI All'arrivo dei Longobardi, il nostro paese era già una colonia agricola in piena efficienza come tale i nuovi arrivati la rilevarono, insediandosi sulle rive del fiume Adda con la loro 'Fara' al completo. Da Autari, in seguito divenuto re dei Longobardi, il nuovo villaggio si chiamò Fara Autarena: ebbe il suo palazzo reale e la basilica dedicata a S. Alessandro, di rito ariano. Era circa l'anno 585. Quando il Vescovo di Bergamo Giovanni convertì al cattolicesimo i faresi, ebbe dono dal re Grimoaldo, nel 670, la basilica con tutte le sue pertinenze. Possiamo dire che per circa due secoli Fara crebbe ed assunse un ruolo importante nella zona (la Geradadda), almeno fino a quando conobbe il primo oltraggio di una devastazione ad opera delle soldataglie di Berengario e Carlo il Grosso (anno 875). Altro colpo mortale venne inferto al nostro paese dall'imperatore Federico Barbarossa nell'anno 1160, che lo incendiò distruggendolo in modo quasi irreparabile. Fino al secolo XI Fara dipese dal ducato di Bergamo e dal Vescovo di Bergamo: questo fino al 1784 quando passò alla diocesi di Milano. Solo in epoca recente passò civilmente alla provincia di Bergamo, continuando però a far parte della diocesi di Milano, come oggi.

Nel 1761 l'arciprete don Gerolamo Lodetti diede inizio alla costruzione di una nuova Chiesa Parrocchiale terminata nel 1777, con grandi sacrifici di tutta la popolazione. I contadini faresi, seppero, da sempre, sfruttare le acque del fiume Adda per l'irrigazione dei campi. Le rogge di Fara, in parte proprietà della Chiesa ed in parte del Comune, ebbero una funzione di grande rilevanza per la costituzione geologica del terreno, per lo sviluppo agricolo della zona. Le acque del fiume Adda e le nostre rogge interessavano altri paesi della Geradadda, i quali nel 1430 si accordarono con i faresi per lo sfruttamento. Nel 1474 venne costruita la Vailata, la più famosa delle nostre rogge. Ma se i faresi avevano pensato allo sfruttamento delle acque del fiume Adda per l'irrigazione dei campi, sarà un milanese, il dottor Andrea Ponti, a studiarne l'impiego per lo sfruttamento industriale con la costruzione, nel 1870, di uno stabilimento tessile, uno dei primi in Italia di così vasta portata, che diede lavoro a numerosi faresi, ma anche a manodopera proveniente da località lontane. Sorsero così un convitto, per ospitare le maestranze, uno spaccio aziendale, le case operaie, l'asilo infantile e le scuole. Per consentire l'attraversamento dell'Adda agli operai che, dalla sponda di Groppello, si recavano allo stabilimento di Fara, la Società del L.N.C. realizzò un 'traghetto', in seguito sostituito da un ponte di legno, decisamente più sicuro. Oggi questo ponte, completamente rinnovato è uno degli elementi architettonici più tipici del centro, insieme alla Basilica Autarena e alla 'casa dominicale', che i Vescovi di Bergamo possedettero fino alla seconda metà del 700.


Piazza Roma

La piazza centrale del paese - piazza Roma o piazza della Chiesa - presenta oggi quattro costruzioni di notevole richiamo.


Basilica

La Basilica Autarena (sec. VI) è l'unico monumento che ricorda l'origine romano-longobardica del paese. Recentemente restaurata sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica e dei Monumenti della Regione Lombardia, è oggetto di rinnovata attenzione e studio di storici e archeologi.


Chiesa di Sant'Alessandro

La Chiesa Parrocchiale dedicata a Sant'Alessandro (un tempo Santa Croce e Sant'Alessandro): costruita nella seconda metà del XVIII secolo su un area precedente del XVI secolo, venne ampliata nel 1934 e ristrutturata nel 1983. Di notevole pregio gli altari dedicati a Sant'Antonio e alla Madonna del Rosario con le 15 tele dei 'misteri del rosario', opera del pittore bergamasco Francesco Cavagna del 1623, figlio del più noto Gianpaolo. Nelle quattro vele dalla cupola, gli affreschi degli Evangelisti, di autore ignoto (sec. XIX).


il municipio

Il Palazzo Municipale costruito nel 1878 su progetto dell'ing. Pietro Guaitani, fratello del sindaco Agostino, sull'area già occupata dal vecchio 'lazzaretto' di proprietà della famiglia Campi.


Casa Campi del XVI secolo: oggi decorosamente ristrutturata, dominava, imponente e vasta, con brolo e porticato, il centro storico del paese. Qui, nella casa di Gioachino Campi, venne redatto, l'8 dicembre 1692, lo strumento di acquisto del futuro 'Palazzo dei Vescovi' di Bergamo.
 

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