Descrizione
Prima del discorso in memoria dei 4 militari ( Franco Adriano Zecchillo, Claudio Marchesi, Simone Ruggia, Laura Procacci), deceduti giovedì scorso durante operazioni di peacekeeping in Bosnia Ergegovina, è stato osservato un minuto di silenzio.
Care Concittadine, Cari Concittadini
ci ritroviamo, come ogni anno, davanti al monumento ai Caduti per celebrare la ricorrenza del 4 Novembre e ricordare anche i nostri concittadini che durante la prima guerra mondiale persero la vita per la difesa della Patria.
Oggi è anche Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Un momento di memoria, di rispetto, ma anche, e soprattutto, di riflessione. Ogni volta che pronunciamo parole come “Unità”, “Libertà “, “Forze Armate”, “Patria”, “Pace”, rischiamo di farlo in modo abitudinario. Come se fossero parte di un rito che si ripete, quasi meccanicamente, anno dopo anno.
Ma la verità è che queste parole oggi pesano meno, perché il mondo attorno a noi sembra averne smarrito il senso e il significato profondo.
Il 4 novembre non è mai stato una festa di guerra.
È un giorno che non celebra il conflitto: celebra la pace che segue il conflitto.
È un giorno che invita alla memoria e al riconoscimento.
Dobbiamo il giusto onore ai reduci, ai combattenti, ai caduti.
Di tutte le guerre”, ribadendo la differenza tra patriottismo e nazionalismo, tra chi costruisce ponti e chi innalza muri.
Ricordiamo anche le vittime recenti appartenenti alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine, il loro sacrificio e’ “impegno quotidiano nel difendere gli altri”, nei luoghi di guerra nelle varie parti del mondo ma anche nell’assistenza alle nostre comunità. Ringrazio tutti quelli che servono la nostra comunità con dedizione: Carabinieri, la nostra Polizia Locale, i volontari della Protezione Civile, della Croce Rossa, i medici, gli infermieri, i tanti volontari delle nostre associazioni, i nostri preti, le e gli insegnanti e i funzionari e i dipendenti pubblici.
La domanda che mi faccio e che faccio a voi è questa: ha ancora senso ritrovarsi qui ogni anno, deporre una corona, ascoltare un discorso, se poi le guerre continuano, se ogni giorno nuove vittime civili e militari si aggiungono a un elenco infinito? Prima di cercare una risposta, però, è giusto fermarsi a ricordare.
Ricordare i nostri Caduti, gli uomini e le donne che hanno dato la vita nelle guerre, come militari o come partigiani, lontano dalle loro famiglie e dalle loro case per difendere il nostro futuro di libertà. Ragazzi poco più che ventenni, padri, contadini, insegnanti, operai, studenti.
Persone comuni che hanno conosciuto la paura, la fame, la separazione, ma hanno avuto anche tanto coraggio e la dignità.
Molti non sono tornati. Altri sono tornati cambiati, con profonde ferite nell’animo oltre che nel corpo. A loro dobbiamo la libertà che viviamo, e anche la responsabilità di custodirla ogni giorno per non rendere vano il loro sacrificio.
Il silenzio che oggi dedichiamo ai Caduti non è un gesto formale: è una promessa, la promessa di non dimenticare, e di non restare indifferenti davanti a chi ancora oggi, nel mondo, paga il prezzo della guerra e dei soprusi.
È proprio da questo ricordo che nasce la risposta.
Forse non avrebbe senso trovarsi qui se tutto restasse confinato a questo momento. Se ci limitassimo a ripetere gesti e parole, ogni anno uguali. Ma ha senso, eccome, se da qui ripartiamo con la consapevolezza che la pace non è una situazione garantita: è invece una costruzione quotidiana, nelle nostre famiglie, nel rapporto con gli altri. Ha senso se ci ricordiamo che l’unità, la democrazia, la libertà non sono soltanto parole scolpite nei libri di storia, ma un impegno vivo, che riguarda anche le nostre comunità, i nostri rapporti, la nostra capacità di camminare insieme.
Non celebriamo dunque solo il passato, ma la responsabilità del presente. La responsabilità di tenere viva la memoria, di non voltare lo sguardo, di educare le nuove generazioni al valore della pace, dell’uguaglianza, della libertà, della democrazia e del rispetto reciproco.
Questa mattina, in particolare, stiamo ricordando, nell’ottantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica, con lo svelamento del cippo, tutte le vittime innocenti del terrorismo, delle stragi neofasciste e della violenza politica. Il terrorismo e con esso la lotta armata, soprattutto negli anni settanta e ottanta del secolo scorso, ha rappresentato una guerra alla democrazia e alla libertà. Da quel 12 dicembre 1969, con la strage neofascista di piazza Fontana, iniziò la lotta alle istituzioni democratiche attraverso la strategia della tensione; come non ricordare le tantissime vittime innocenti degli omicidi politici e delle stragi; da quella di Piazza della Loggia a Brescia, a quella perpetrata alla stazione di Bologna in quel terribile 2 agosto 1980; le stragi sui treni e poi la violenza delle brigate rosse e di prima linea, violenza sovversiva che mirava al cuore dello stato; l’assassinio di Aldo Moro e la strage alla sua scorta, i tanti magistrati, poliziotti e carabinieri uccisi dall’odio verso lo stato democratico; le vittime dell’odio e della violenza politica in generale.
Oggi, in questa giornata dell’Unità Nazionale, vogliamo ricordare anche loro; il versamento del loro sangue innocente, vittime della ferocia umana e del loro servizio alla Repubblica.
E dopo il ricordo, l’augurio…In quest’anno francescano, ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, per eccellenza uomo di pace, mi piace concludere con l’augurio proprio del Santo patrono d’Italia, auspicando per tutti noi, per Italia e su tutta la Terra, Pace e Bene.
Con tutti i Caduti per la Patria, con le vittime innocenti del terrorismo e per l’Italia libera e unita, diciamo ancora insieme
VIVA I CADUTI - VIVA LE FORZE ARMATE PER IL MANTENIMENTO DELLA PACE- VIVA LA REPUBBLICA - VIVA L’ITALIA
Il Sindaco
L’amministrazione comunale ringrazia le Associazioni, l’Istituto comprensivo e tutta la Cittadinanza per aver partecipato a questa manifestazione.
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Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026, 14:10