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L'amministrazione comunale celebra il 25 aprile.

Festa della Liberazione.

Categorie:
Cultura

Data :

25 aprile 2026

L'amministrazione comunale celebra il 25 aprile.
Municipium

Descrizione

Il Comune di Fara Gera d'Adda celebra la Festa della Liberazione.

Davanti a una folta partecipazione di cittadini, l'Amministrazione comunale di Fara ha commemorato il 25 aprile.

Di seguito il discorso tenuto dal Sindaco Raffaele Assanelli. 

Care Concittadine, cari Concittadini,

è sempre un onore per me essere qui insieme a voi, oggi, 25 aprile 2026, per celebrare l’ottantunesimo Anniversario dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Il 25 aprile 1945 – 81 anni fa –, tante città e paesi del nord Italia, insorsero e, grazie a ciò, l’Italia settentrionale venne liberata dalla dittatura repubblichina e nazista.

La Liberazione dell’Italia settentrionale, avvenuta anche grazie al coraggio e alla determinazione delle forze partigiane, rappresenta uno dei momenti più alti e densi di significato della nostra storia. Non solo le città, ma le valli e le montagne furono il teatro di una lotta senza tregua, dove uomini e donne di ogni età e estrazione politica e sociale, si sollevarono contro l’occupazione nazifascista. Con strenua abnegazione, i partigiani, in appoggio agli eserciti alleati, riuscirono a sconfiggere un nemico che sembrava invincibile, contribuendo in modo decisivo alla caduta del regime fascista e alla fine della Seconda Guerra Mondiale in Italia.

Dall’anno successivo, il 25 aprile è diventato una ricorrenza essenziale per ricordare il sacrificio di donne e uomini, grazie al quale oggi possiamo dire di vivere in uno Stato libero. Dal 1946, quindi, ogni anno in tutta Italia, in ogni Comune italiano, si celebra la liberazione dal nazifascismo e dall’oppressione che, durante il ventennio fascista, aveva soggiogato il nostro popolo.

E le tappe del corteo, celebrano il nostro vissuto di quel periodo: oltre alla sosta riverente davanti ai due monumenti ai caduti presenti al cimitero e qui, in questo magnifico Parco delle Rimembranze, ci siamo inchinati davanti alla stele dedicata ai valorosi 60 partigiani Faresi in Piazza Patrioti e poi presso la Cappellina della Madonna di Fatima in via Carlo Mozzi, a significare la gioia dei faresi per la fine della guerra; ricordo infatti che quella cappellina fa memoria della trepidazione per il pericolo durante la fuga della colonna tedesca e la successiva felicità per la fine delle ostilità anche nel nostro paese.

 

Abbiamo compiuto qualcosa in più in questo anno, 80esimo della festa di liberazione ma anche 80esimo di proclamazione della Repubblica Italiana; su intelligente richiesta di chi collabora con l’assessorato alla promozione culturale del nostro comune, si è deciso di posare, proprio in Piazza Patrioti, una pietra o lapide commemorativa per ciascuno dei 5 partigiani faresi caduti durante azioni partigiane contro i tedeschi e i fascisti.

Piazza Patrioti è tale perché è a questi 5 partigiani che occorre fare riferimento quando ci chiediamo il perché del nome della Piazza.

La piazza è dedicata a Renzo Pirotta, Luigi Caglio, Carlo Mozzi, Abele Crespi e Carlo Alberto Crespi.

La posa dei loro nomi sul pavimento della piazza vuole quindi fare memoria del loro sacrificio per la libertà.

 

Per dare ancor più significato al momento che stiamo celebrando, mi piace citare uno scrittore che fu anche partigiano; Italo Calvino che in uno dei suoi componimenti, dal titolo Oltre il Ponte, ha scritto:

Avevamo vent’anni e oltre il ponte / oltre il ponte ch’è in mano nemica / vedevam l’altra riva, la vita / tutto il bene del mondo oltre il ponte.

In questi pochi versi Calvino ci porta ad una realtà cruda, alla realtà della guerra, combattuta da giovani, [Avevamo vent’anni], all’idea di lotta per un obiettivo concreto, la conquista di un ponte. Ma – questi stessi versi – ci restituiscono anche un’altra prospettiva: oltre il ponte c’è la libertà, la vita, [tutto il bene del mondo oltre il ponte].

Oltre il ponte, c’era la speranza di un mondo migliore, di un’Italia libera, senza l’oppressione, con la dignità e la possibilità di costruire un futuro. Per i partigiani, il ponte rappresentava la linea di separazione tra l’occupazione e la libertà.

È per questo che la Resistenza non è solo un capitolo della nostra storia, ma un’idea viva che anche con queste celebrazioni ogni anno riportiamo alla memoria.

E abbiamo il dovere di farlo.

La nostra Costituzione repubblicana e democratica, scritta con saggezza e lungimiranza dai padri costituenti, rigetta in maniera radicale e viscerale il fascismo.

Corriamo però il rischio della perdita del senso del valore di ciò che la lotta partigiana e la guerra di liberazione hanno rappresentato, ovvero la ricerca dell’affermazione della libertà quale frutto del sacrificio di tanti.

Papa Francesco – che mi sento in dovere di ricordare in questo giorno a un anno esatto dalla sua dipartita da questo mondo – in un capitolo dell’enciclica Fratelli tutti (scritta nel 2020), si esprime così:

Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. E questo ci ricorda che «ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte. È il cammino. Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. […]

Parole quanto mai profetiche in questo particolare momento storico gravato dalla presenza sulla scena mondiale di oligarchi e fanatici a capo di nazioni potenti e che, fino a poco tempo fa, consideravamo, oltre che alleati, anche fari di civiltà.

Care Concittadine, cari Concittadini, abbiamo l’opportunità, proprio ora, di andare avanti spediti verso la costruzione dell’Europa intesa quale baluardo, questa si, di civiltà sociale e baluardo di pace e democrazia.

Dopo 81 anni, il 25 Aprile rappresenta il momento in cui possiamo raccoglierci e riflettere sull’importanza di celebrare ancora oggi i valori propri della Resistenza, sostenuta da forze politiche che componevano il Comitato di Liberazione Nazionale, eterogenee ma unite dall’antifascismo. Quei valori sono il fondamento stesso della nostra Costituzione.

E’ all’interno di quel documento che si richiamano i diritti fondamentali del cittadino come individuo, i suoi doveri, le regole che governano i rapporti sociali e politici di una società civile.

Ai padri costituenti spettò il compito di riscrivere le regole alla base del funzionamento di organi democratici venuti meno durante il regime e che subirono una profonda trasformazione dopo il 2 Giugno 1946, con la vittoria al Referendum dei sostenitori della Repubblica. Con forza vollero ribadire la preminenza della sovranità popolare, della segretezza e della libertà di voto e di opinione, garantire a tutti i cittadini la libertà personale senza alcuna limitazione.

Perché la libertà, il bene più prezioso del quale l’essere umano dispone, per la nostra e per le nuove generazioni rappresenta un bene inalienabile.

Il 25 Aprile torna ogni anno a ricordarci che la nostra libertà è un bene conquistato a caro prezzo, un’eredità preziosa che tanti giovani uomini e donne, partigiani, militari che preferirono il carcere o il campo di concentramento piuttosto che la fedeltà al regime fascista della repubblica di Salò e militari di forze alleate, soprattutto anglo americane, ci hanno consegnato per poterci far vivere nella pace.

A tutti loro, oggi vogliamo rendere omaggio: con la loro lotta e il loro sacrificio, ci hanno donato la concreta libertà sostenendo questo ideale anche fino alla morte. Un bene che questi martiri della democrazia hanno voluto affidarci con il compito di custodirlo.

W il 25 aprile, w la liberazione, w la Repubblica, w l’Italia

Il Sindaco

Raffaele Assanelli

 In allegato le immagini e i video della manifestazione.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 25 aprile 2026, 14:30

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